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Felicia's Journey - Il viaggio di Felicia
Anno: 1999
Regista: Atom Egoyan;
Autore Recensione: Alberto Corsani
Provenienza: Canada;
Data inserimento nel database: 18-12-1999


Felicia's Journey

FELICIA'S JOURNEY

by Atom Egoyan

Delle due l’una. Oppure anche tutt’e due. Perché la canzone dice "Tu sei il mio angelo particolare". Ma chi è l’angelo per chi? Hildrich/Hoskins è un angelo per le sventurate battone, che soccorre nel momento delle loro difficoltà, salvo poi scannarle e seppellirle in giardino. Ma anche Felicia è un angelo per lui, glielo dice Hildrich stesso: è colei che potrebbe fargli fare un salto, un’impennata qualitativa nel suo rapporto con le ragazze. Ovviamente un salto qualitativo di cui è tutto da verificare l’orientamento. Non abbiamo assistito alle relazioni con le altre ragazze, salvo le fugaci apparizioni, motivo reiterato, nella curiosa automobilina di lui. Che cosa accade, di innovativo, nel suo rapporto con Felicia? Questo non lo sappiamo, né lo sapremo, e ancora una volta come in altri film per questo intriganti (uno a caso? Eyes Wide Shut) il fulcro, il centro motore sta fuori del film stesso, sta nel non detto e nel non rappresentato. Neanche inventato.

Per esempio, potrebbe questa volta avere avuto maggiori scrupoli nell’eseguire la condanna; aver composto deliberatamente un intruglio non letale per Felicia; forse ha protratto la conoscenza a un’assiduità mai conosciuta fino allora; forse si è intenerito; forse invece ha subito il fascino della spaurita Felicia e proprio per questo ne ha accelerato il tentativo di esecuzione. E quando si inventa la malattia delle presunta moglie, inventa con il solo fine di adescare la ragazza oppure si convince egli stesso, in qualche modo, di questa esistenza fittizia, che gli è mancata per tutta la vita? Se decidiamo, per carità di patria, di partire dal presupposto che non necessariamente è la malafede a muovere il protagonista, i fatti assumono una piega del tutto sconvolgente, come quella di Psycho. E la lotta fra il Bene e il Male assume connotati inquietanti, perché non sai dove finisce uno e comincia l’altro. Non è più come nel caso di Davis Grubb/Charles Laughton, dove il predicatore Mitchum tiene sulle mani le scritte Love/Hate, l’opposizione non è così netta, eppure la linea di sviluppo del plot è inesorabile. Non tanto si può parlare di ambiguità, di impossibilità di giudicare fra bene e male. Qui c’è il male, non c’è dubbio: solo che esso si esplica secondo le modalità del bene, per esempio secondo la gratuità. Con la sorpresa: Hildrich appare ogni tanto, nella sua vetturetta, come improvviso appare l’angelo di Godard in "Je vous salue...".

Poi c’è lo spaesamento di questi personaggi, tutti soli, tutti prigionieri di logiche fallimentari (il nazionalismo etnico del padre di Felicia, l’onore familiare, la tradizione), dell’illusione (Felicia stessa), dell’adorazione dei dipendenti contrapposta alla nullità dei rapporti umani per Hildrich. E tutti e due cercano un altro a cui dare fiducia (solo un angelo, forse, davvero, potrebbe rispondere loro: bisogna però crederci). È questo un tema che ricorre nella migliore narrativa contemporanea, da Paul Auster con i suoi ragazzi in cerca di padri putativi, fratelli maggiori, zii adottivi ("Moon Palace", "Mr. Vertigo", "Il paese delle cose ultime"...) a Abraham B. Yehoshua, soprattutto il giovane medico di "Ritorno dall’India" che, aldilà del sesso, della moto e di un successo professionale conquistato a fatica, cerca sostanzialmente il conforto dei genitori. Quanti esempi potremmo fare nel cinema? La gara è aperta.

Poi c’è un’altra questione, quella del dolore: come lo viviamo, che fine ha, ha un valore di redenzione, di salvezza, insomma di utilità? Per la protagonista di "Le onde del destino" (ma il destino, in Breaking the Waves, non c’entra, solo i distributori italiani non lo capiscono), che ci crede, funziona. Io sto con Bresson e credo che no, il dolore non ci migliora, è dolore e basta. Infatti Felicia lo subisce: è trasformata dalla vicenda, dallo scampato pericolo, dall’aborto non scampato, dal plagio, dall’illusione di un amore? Pare di no. Eppure in tanti, di questi tempi, ne predicano il valore, sostanzialmente perché tanti altri valori si sono persi. Hildrich invece sì, trova un motivo per dare una svolta, ma ha subito un cambiamento o ha solo portato alle estreme conseguenze la sua vita di sempre?