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Entwined
Anno: 1997
Regista: Rachel Cecilia Harrington;
Autore Recensione: Adriano Boano
Provenienza: USA;
Data inserimento nel database: 20-04-1998


Entwined

Entwined

Regia: Rachel Cecilia Harrington
Formato: 35 mm.
Durata: 118´
Provenienza: USA
Anno: 1997

visto al 13° Festival Internazionale
di Film con Tematiche Omosessuali
di Torino


Del mondo bergmaniano, pretestuosamente introdotto all´inizio dall´incontro in videoteca tra la docente wasp di Storia del Cinema Julia e la giovane discente ispanica Elena dopo aver accennato il lato onirico con l´incipit della figura sulla spiaggia in pigiama, viene periodicamente riproposta una interpretazione discutibile ad interrompere un fluviale racconto che spesso sfocia nella soap opera lesbica, anche per la caratterizzazione bozzettistica delle due compagne di vita, destinate all´abbandono da parte delle protagoniste per poter seguire il loro impulso passionale (il massimo della macchietta è Andy, la poliziotto che fa tintinnare le manette per minaccia, uscendo di scena, e scopre la presenza di Elena dalla cicca di sigaretta). Quelle interruzioni popolate di maschere non aggiungono alcun valore, né commentativo, né estetico: al limite risultano ridicoli tentativi di nobilitare una trama fragile. Evidentemente Persona è rimasto sullo scaffale per Elena, ma si tratta di un episodio autobiografico della regista.
Le ingenuità e le lungaggini si inseguono sull´onda del taglio di cipolle e sui pianti struggenti che ne conseguono a coprire lo strazio di amori che impiegano settimane, mesi, ... e due ore di film a finire tra gelosie esclusive e la fatua Miami divisa tra mondo wasp e figlie di gusanos fuggiti da Cuba. Ad intaccare l´equilibrio psichico degli spettatori si aggiungono episodi di una banalità disarmante come il disegno sulla spiaggia cancellato dal mare o l´allusione alle barbie con cui gioca la figlia di Julia (ben lontana dalla freschezza appena poco prima gustata in Vanilla Lament), o il primo bacio sotto i manifesti di Carole Lombard e Harold Loy, o, peggio ancora, la battuta affidata a Daniela (attrice sopra le righe nel tratteggiare una nevrotica possessiva): ¨Tutto è iniziato il giorno in cui ti tagliasti i capelli¨. Il peggio è inevitabile che sia nell´epilogo: solidarietà lesbica verso l´amore sotto la prova della pioggia battente sulle fedifraghe innamorate.
Trash involontario di una telenovela (poco) bergmaniana.

Si riesce a dimenticare la pochezza del film solo in sporadici episodi, durante i quali esplode l´avvenenza della giovane ispanica, mentre scende sinuosa le scale su un ritmo salsa, fumando: anche in questo caso risulta scostante il modo di ripresa che vorrebbe essere allusivo alla storia del cinema, ma la sequenza viene salvata dalla presenza scenica della giovane attrice. Allo stesso modo ci viene ammannita una scena d´amore girata approssimativamente, ma illuminata benissimo, un aspetto fondamentale, perché assistiamo all´abbraccio appassionato tra le due donne attraverso le loro ombre avvinte nella silhouette stagliata sulla parete. Un po´ poco per due ore di noia.