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Une promesse
Anno: 2013
Regista: Patrice Leconte;
Autore Recensione: Roberto Matteucci
Provenienza: Francia; Belgio;
Data inserimento nel database: 27-09-2013


“Io detesto la zuppa.” Regista di classe, gentiluomo, Patrice Leconte è un autore di grande respiro, adatto a storie importanti. Une Promesse è un film appropriato, rispecchia la sua immagine e ci racconta una storia di altri tempi. Germania 1912. Karl Hoffmeister è un uomo ricco, possiede un’acciaieria. È sposato con Charlotte, una ragazza molto bella e giovane. Ludwing è giovane, bello, povero, intelligente, lavoratore. È assunto nell’acciaieria. In poco tempo scalerà le posizioni fino a diventare l’uomo di fiducia di Hoffmeister. Il passo successivo è entrare nella casa del padrone perché nominato uomo di fiducia e segretario personale. Ovviamente fra i due giovani inizia una tresca, neppure troppo nascosta. In realtà, Hoffmeister, malato, vecchio, in un primo momento aveva costruito tutto appositamente, ma poi si pente e sbatte Ludwing in Messico per affari. La prima guerra mondiale rende impossibile al giovane ritornare per anni. Rientrato incontra Charlotte, ma molto è cambiato e sullo sfondo i reduci della guerra mondiale marciano con gli stendardi con croci uncinate. Ambientazione classica, luce di candela di notte, musica di violino, una regia pulita, una ricercata scelta di oggetti a fuoco. Charlotte assomiglia al ritratto di Ritratto di Eleonora di Toledo del Bronzino, bella, ingioiellata ma sguardo fermo sull’amante. Poi si trasforma in una vedova nera. Ludwing è arrivista e inconcludente. Gioca con l’amante ma sta corteggiando Hoffmeister. Il carattere migliore è proprio Hoffmeister, il quale sceglie il proprio destino. Ambientato in Germania, con attori di lingua inglese, oltre una regia di altri tempi, ci racconta un fondo di sottile ironia a volte sgangherato a causa delle gaffe dei due ragazzi.