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Medeas
Anno: 2013
Regista: Andrea Pallaoro ;
Autore Recensione: Roberto Matteucci
Provenienza: Italia; Messico; USA;
Data inserimento nel database: 16-09-2013


“Mamma ha l’AIDS.” Andrea Pallaoro è un regista italiano trasferitosi dall’età di diciassette anni negli Stati Uniti.Presenta a Venezia il film Medeas. Nella prima scena, in una solare e chiara campagna americana, una bella famiglia gioca e si svaga sul fiume. Sono il simbolo della pace e della serenità. Ennis ha un’azienda agricola, la moglie Christina è sorda muta. Hanno cinque bellissimi figli. in realtà tanto benessere iniziale nascondeun’inquietudine profonda, un’incomunicabilità. Christina ha un amante, con il quale si diverte portandosi appresso perfinoi figli. Ennis è consapevole del comportamento della moglie, e il disagio si riflette su tutta la famiglia. L’ambientazione rurale è importante per il regista. Sono in aperta campagna, vivono in un’immensa casa. Intorno c’è il vuoto. Possiamo percepire la solitudine dei larghi spazi americani, la nazione di agricoltori e allevatori, lavoratori instancabili, sebbene perfino loro con gravi difficoltà economiche e finanziarie: “È dura per tutti.” Sebbene bellissima questa terra ha bisogno di cure e tanta fortuna. Non piove da tempo, producendo problemi e ostacoli ai lavoratori - pray for water – l’ultima speranza è la preghiera. Mentre la natura è inclemente, la famiglia sprofonda nel disfacimento umano. La tentazione di raggiungere un compromesso è impossibile e le conseguenze tragiche. Una lacrima per le sorti tremende dell’alienazione. Ho usato il termine alienazione non a caso. In un’intervista il regista ammette un debito e una tendente cifra stilistica a Michelangelo Antonioni: “…se devo fare un nome è Michelangelo Antonioni, che per me rappresenta l’apice del cinema, le sue tematiche le sento molto profonde in me, il modo in cui tratta l’alienazione mi ha ispirato incredibilmente per la realizzazione di questo mio progetto cinematografico.” (www.filmforlife.org/2013/andrea-pallaoro-intervista-al-regista-di-medeas/16593) Il confronto è impari, però Andrea Pallaoro è un giovane, ambizioso, caparbio, con la volontà di apprendere in campo internazionale per poi espandersi. Avrà la possibilità di accrescere di confrontarsi. È un’opera prima, ha voluto - con coraggio - un taglio drammatico e doloroso. Ha studiato bene e si vede. Le immagini sono limpide, profonde, solari, pulite. Il montaggio è lento, il ritmo rassegnato per rafforzare l’idea di sofferenza e di angoscia nei rapporti. La solitudine è una costante. Inquadra una grande croce sopra il letto, intorno, anche di giorno, uno spettrale silenzio. Unica colonna sonora è il canto dei grilli, interrotto dall’abbaiare dei cani. C’è tanta inquietudine. La figlia adolescente sta sdraiata sul letto. Con le cuffie ascolta La bambola di Patty Pravo ed essa la canta in un italiano stentato. Sono soli, intorno non c’è nessuno, non incontrano nessuno, sono totalmente distaccati. Non è emarginazione è incapacità di parlare. È un delitto non tentare di confrontarsi, un male funesto. Una bella prima opera, ricercata, difficile, con delle mancanzee una speranza per il futuro dell’autore.