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O Gebo e a Sombra
Anno: 2012
Regista: Manoel de Oliveiera;
Autore Recensione: Roberto Matteucci
Provenienza: Portogallo; Francia;
Data inserimento nel database: 20-09-2012


“La mia fossa è già scavata.” Un gruppo di venerandi artisti ci concede con una grazia leggiadra la gioia di apprezzare il cinema. Manoel de Oliveira anni 103, Michael Lonsdale anni 81 e Claudia Cardinale anni 74 sono capaci di stupirci con una pellicola tratta da unapiece teatrale: O Gebo e a Sombra. Alberto Barbera, nuovo direttore della Mostra di Venezia, in conferenza stampa per la presentazione del festival, parlò di una rassegna con tema guida la crisi economica. Non ho notato questomotivo come predominante, forse perché la povertà è da sempre una fonte inesauribile per il cinema. Però, il film che meglio rappresenterebbe la situazione economica attuale sarebbeO Gebo e a Sombra. Camera ferma, lunghi piani sequenza, campo medio; lo stile del regista è adatto alla rappresentazione del testo, non deludendo anche per l’alto valore di toccanti recitazioni. In una stanza, tutte le sere si ripetono le stesse vicende. Gebo e Doroteia sono sposati da anni. La vita nella casa è addolorata; i gesti, i comportamenti sono lentamente afflitti da un dolore pietoso. Il loro figlio è scomparso da otto anni, nessuno sa dove sia. Tutte le sere, Gebo deve fingere con la moglie di essere stato al porto a cercarlo, raccontandogli delle bugie su strane voci percepite riguardo al suo avvistamento. In questa tetra atmosfera si svolge il dramma della famiglia: “Sento un peso che mi opprime.” La tragedia implacabile arriva. Il figlio improvvisamente si presenta in casa e ruberà la forte somma di denaro, custodita dal padre per conto della società di cui è dipendente. Quel furto, quasi offerto e richiesto dal genitore, è una catarsi definitiva. Il figlio sparirà ancora, Gebo si preoccupa solo di non coinvolgere la moglie nella sofferenza cui sarà costretto. La metafora è evidente. Il denaro è il mezzo attraverso il quale avverrà l’abbattimento della società: “Avere i soldi per dare gli ordini agli altri.” “Quando si toccano i soldi non si perdona mai.” Il denaro è il male, l’inferno; la sua presenza è il tarlo e il demone corruttore, distruttore del valore della famiglia e della società. Tutta la simbologia è rappresentata, dall’anziano regista,con precisione, ma soprattutto con quel disincanto che solo una persona anziana può avere. Non è più forzato a raggiungere compromessi, perciò la sua condanna è precisa, ma senza sbalzi di umore adolescenziali. E poi c’è la menzogna. La moglie non deve sapere, deve rimanere all’oscuro delle cattiverie della vita, ma fino a quando riuscirà a evitargli la verità? “Magari la verità ci salverà.”