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Balada triste de trompeta
Anno: 2010
Regista: Álex de la Iglesia;
Autore Recensione: Roberto Matteucci
Provenienza: Spagna;
Data inserimento nel database: 13-09-2010


« Non siamo noi, è questo paese che va a rotoli ». In realtà, si sta sfalsando, il paese fantastico, immaginifico e surreale di Álex de la Iglesia sotto la spinta della pazzia e dell’incredibile. Il film parte da Madrid nel 1937. La guerra civile spagnola è ad una svolta. I repubblicani sono allo sbando. Essi arruolano forzatamente gli artisti di un circo. Molti muoiono in combattimento; alcuni vengono fucilati al grido “Viva il circo”, altri vanno in prigione, fra questi un clown. Il figlio cerca di salvarlo, ma muore nel tentativo di fuga. Prima riesce ad affidargli il suo futuro: quello di lavorare nel circo come pagliaccio triste. La scena viene trasferita alla fine del periodo franchista: Madrid 1973. Il pagliaccio triste viene assunto in un circo. Inizia la sua attività ed il suo ballo. Il suo ballo non sarà triste, sarà iperbolico, fantasmagorico. Non c’è tregua per il pagliaccio ed i tanti artisti del circo. Tutti sono veloci, tutti sognano, tutti sono esagerati. Devono trovare la giusta dimensione iper. De la Iglesia ci riesce benissimo, attraverso incroci ucronici della storia, attraverso ironia e surrealismo. De la Iglesia assomiglia al presidente della giuria Tarantino – il quale ride sonoramente durante la proiezione del film – ed arricchisce il film di tante citazioni, da King Kong a Blue Brothers. Il film è divertente. Il suo linguaggio è esagerato, ricco di primi piani e particolari truculenti.