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Post Mortem
Anno: 2010
Regista: Pablo Larraín;
Autore Recensione: Roberto Matteucci
Provenienza: Cile;
Data inserimento nel database: 07-09-2010


Le difficoltà ad elaborare un lutto sono immense. Il dolore rimane a volte per tantissimo tempo senza mai accettarlo. E’ il caso dei registi cileni. Salvador Allende è ancora lì: un dolore destinato a non passare mai. Era il settembre del 1973 quando moriva. Da quel momento, dopo una lunga e terribile dittatura militare, il Cile ha avuto i suoi momenti democratici: governi di sinistra e ora nuovamente un Presidente di destra. La democrazia nella sua alternanza sembra essere ritornata: ma non basta. Nulla sembra servire. Pablo Larrain il bravissimo regista cileno di Tony Manero ritorna con tantissima bravura sull’argomento. Ci fa conoscere la storia di Mario un impiegato all’obitorio. Il suo compito è quello di scrivere il reperto del medico. E’ un uomo solo, segretamente innamorato della vicina di casa. La sua vita cambia immediatamente come quella di tutti i cileni proprio con quel colpo di stato. Mario cerca di conquistare la sua vicina. In un certo momento è quasi convito, fanno anche l’amore. Poi il sogno finisce, quando scopre la sua doppia vita: è anche l’amante di un comunista che organizza cellule segrete a casa sua. Il colpo di stato lì colpisce inevitabilmente: sono costretti a nascondersi. Mario in un primo momento li aiuterà ma poi, metaforicamente come fece il popolo cileno per tanti anni, li seppellirà nel loro nascondiglio sotto una moltitudine di mobili. L’impossibile storia d’amore va di pari passo con quella del Cile. La fine della democrazia è la fine dell’amore di Mario. Con un linguaggio crudo ma mai provocatorio Pablo Larrain ci parla di una storia delicata per una forte condanna. L’uomo è vittima a volte di comportamenti non chiari e nascosti anche a noi stessi.