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Potiche
Anno: 2010
Regista: François Ozon;
Autore Recensione: Roberto Matteucci
Provenienza: Francia;
Data inserimento nel database: 06-09-2010


1977 una ricca famiglia borghese francese deve affrontare le difficoltà del momento storico. Una recrudescenza rivoluzionaria guidata dai comunisti. Catherine Deneuve è la signora Pujol. Il padre alla sua morte gli ha lasciato una fabbrica di ombrelli, gestita dal marito il signor Pujol. Monsieur Pujol è un padrone aggressivo e repressivo. Non vuole concedere nulla agli operai. Addirittura finisce per aggredirli e picchiarli. Sequestrato – come si usa fare in Francia – dai dipendenti la moglie deve prendere il suo posto. Liberarlo vuol dire chiedere aiuto ad un suo vecchio amante comunista: Gérard Depardieu. Inizia così Potiche, una divertente e ironica commedia. Nel 1998 esce in Italia: Sitcom la famiglia è simpatica e da quel momento François Ozon si conferma audace critico della famiglia borghese francese. Nulla nasconde di questo mostro perché lui porta tutto alla visione della umanità intera. Lo fa con il suo stile: beffardo e pungente. Sembra un bravo ragazzo con il suo stile delicato e demodé invece è proprio cattivo. Però in questo film qualcosa gli sfugge. I colori chiari e lucenti, una sceneggiatura barocca sembrano volerci dare un mondo fantastico, il contrario di quello della realtà. Tutto è dichiaratamente finto, tutti sono bugiardi e sinceri nello stesso momento. Ma quello che gli sfugge è la bravura della Deneuve e di Depardieu i quali danno vita ad un duetto, finito con un delizioso ballo, accolto da applausi. Saranno loro con la loro storia d’amore portarci in un’atmosfera fantastica e melo. La fabbrica, il marito, il figlio gli appartengono al film, però camminano tutti un passo indietro. Loro spadroneggiano la scena, dicono agli altri attori: sarete capaci e bravi solo se ci seguite. “L’ultima cosa che voglio è diventare come te”. La figlia dice questo alla madre Catherine Deneuve e qui sbaglia, lei vorrebbe ma come può riuscirci? Ho riso, e mi sono sentito partecipe di un mondo finito, scomparso. Il 1977 è un secolo fa e non appartiene più a nessuno. Gli operai non esistono più. Marchionne sa che non gli servono e eventualmente sa dove trovarli: il film finisce quindi in nostalgia di quello che sembrava un mondo terribile ma un sogno rispetto all’odierno. Il sogno originale di Ozon.