NearDark - Database di recensioni

NearDark - Database di recensioni

Africa

Godard Tracker


Tutte le
Rubriche

Chi siamo


Cerca nel sito

NearDark
database di recensioni
Parole chiave:

Per ricercare nel database di NearDark, scrivete nel campo qui sopra una stringa di un titolo, di un autore, un paese di provenienza (in italiano; Gran Bretagna = UK, Stati Uniti = USA), un anno di produzione e premete il pulsante di invio.
È possibile accedere direttamente agli articoli più recenti, alle recensioni ipertestuali e alle schede sugli autori, per il momento escluse dal database. Per gli utenti Macintosh, è possibile anche scaricare un plug-in per Sherlock.
Visitate anche la sezione dedicata all'Africa!


Svobodnoe plavanie - Free Floating
Anno: 2006
Regista: Boris Khlebnikov ;
Autore Recensione: Roberto Matteucci
Provenienza: Russia;
Data inserimento nel database: 30-06-2010


Boris Khlebnikov, nato a Mosca, classe1972 è il giovane regista di questa bella pellicola. E’ un divertente film della Russia dopo la caduta del regime comunista. Siamo nella provincia, dove tutto si svolge con lo stesso ritmo di una volta. Nella importante fabbrica meccanica del paese lavora Lyonya. È un ragazzo timido e disincantato; il mondo attorno è quello dei suoi occhi. Non è stupido, anzi, inoltre è una persona libera e generosa con se stessa e gli altri. Accetta gli avvenimenti della vita senza urlare, con passività, ma senza rassegnazione. La fabbrica improvvisamente chiude. Gli operai si meravigliano ma la produttività non era sicuramente stacanovista. Lyonya allora si mette alla ricerca di una altra occupazione. Non è fortunato anche perché di lavoro c’è ne poco. Prima di tutto va a lavorare con un ambulante di scarpe. Ha una tecnica commerciale da fare invidia a qualsiasi esperto di marketing ma per Lyonya c’è troppa aggressiva. Ed è un peccato perché il venditore ambulante ci ha regalato dei divertentissimi momenti. La fine accetterà un lavoro per aggiuntare le buche delle strade. E’ un lavoro di squadra. Sono in quattro. Uno è il boss, guida il camioncino e li porta al lavoro dando le sue istruzioni e la sua filosofia. Poi c’è l’uomo secchio, porta le pietre per riempire le buche. C’è l’uomo schiacciatore, il suo compito è livellare le pietre nelle fessura ed infine il lavoro di Lyonya; lui è l’uomo piccone, deve sminuzzare le pietre. Neppure nei nostri comuni i cantonieri potrebbero fare di peggio. Mentre uno porta le pietre gli altri aspettano e guardano. Poi l’altro lavora e i suoi compagni osservano. E’ un altro esilarante momento del film. Le fisicità del gruppo alimenta l’ironia sul lavoro. Il lavoro è infatti una cifra del film. Lento ed esasperato, i russi sembrano incapaci di lavorare e produrre. Non si rendono neppure conto, probabilmente ossessionati da anni di occupazioni in fabbriche collettive. Non sono più capaci, eseguono letteralmente le disposizioni senza metterci nulla di proprio. Tanto lo stipendio è sempre lo stesso. Lyonya è invece partecipativo, fondamentalmente onesto. Rappresenta l’aspetto buono del lavoro. Nessuno è cattivo, sono annebbiati da un passaggio, da una contestualizazione sociale in cui loro non fanno parte; sono troppo vecchi e non sono giovani per afferrare un mondo in mutamento. Praticamente non servono, è la triste conseguenza di questo transito. I film russi hanno sempre scene lunghe, con inquadratura ferma, dove si osserva gli avvenimenti: ciò nulla e per lungo tempo. In questo film c’è ne sono alcune, uno, due minuti per osservare un ragazzo sdraiato sulla spiaggia ad osservare il mare. Non c’è motivo di avere fretta. E’ il loro tempo, è il loro ritmo. Non dobbiamo vederlo con i nostri occhi dove tutto è veloce e ritmato. Loro no. Loro prendono la telecamera e con calma, molta calma, la muovono. Sono gli occhi di Lyonya. E’ lo stesso ritmo dei lavoratori della fabbrica o dei carpentieri. Non c’è fretta. La nostra mente potrebbe dirci: sono svogliati, dei lavativi, dei fannulloni. Ma se invece fossero nel giusto: persone moderate con il gusto della vita mentre siamo noi quelli esasperati e fuori di testa? I registi russi hanno un gusto dell’immagine. Le parole, i dialoghi sono sempre pochi. Non c’è bisogno di tanti commenti. Se uno ha un senso del visivo non c’è bisogno di altro.