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Delhi - 6
Anno: 2009
Regista: Mehra Rakeysh Omprakash;
Autore Recensione: Antonio Dabraio
Provenienza: India;
Data inserimento nel database: 12-09-2009


Delhi – 6 ha tutti gli ingredienti di un film bollywoodiano: i colori, le musiche, “i sapori”, i templi  e le persone. Tutto ci parla della magica India. Ma è forse così magica quella terra lontana la cui storia ha permesso a chiunque fosse arrivato di farne la propria casa? Forse Delhi – 6 è un film orientale per l’occidente perché non aggiunge nulla di ciò che gli indiani stessi non sappiano di loro. È un film che parte dalla magica India, e poco importa se agli occhi di un occidentale, accomodato dalla sua poltrona, questa si offuschi semplicemente perché la visione non gli ha risparmiato scene di traffico congestionato, gente che sbarca il lunario per andare avanti e la condizione dei senza casta. Chi è meno fortunato in India non deve sperare: può solo pregare e scontare il suo karma per poter rinascere in una condizione migliore. Gli indiani vivono una realtà perennemente mistica e gli dei elargiscono la loro benevolenza coi i parti delle vacche sacre che bloccano del tutto un  traffico già di per sé caotico. Una realtà che rimane del tutto celata a chi non la comprende e si vuole ribellare al destino che il proprio karma gli ha riservato. 

Gli abitanti di Delhi – 6 vivono i loro amori, rancori e speranze in un quadro sociale molto complesso ma del tutto armonioso e così la magia può continuare il suo effetto, ma un evento esterno turba gli animi della città. Essi si guardano intorno, ognuno scruta il proprio vicino secolare e si accorge che non tutti vanno allo stesso tempio; non tutti adorano lo stesso dio; e qualcun’altro desidera ciò che il vicino possiede.

In questo sfondo si intrecciano le storie di persone venute da lontano e di generazioni diverse. È la presentazione più esplicita di un’India che vive il cambiamento con favore e resistenza; tra il desiderio di un destino migliore e la paura della perdita delle proprie radici. Di sicuro Delhi – 6 accetta questa sfida e reagisce all’occidente con la sua storica resistenza passiva, ma ora non c’è nessun inglese da mandare via. Stavolta la resistenza consiste nel non cedere alle lusinghe di un occidente che non riesce a trovare il senso della propria vita e tiene la morte lontano dei propri pensieri e dei propri occhi. Delhi – 6 vuol cambiare ma preferirebbe tenersi ciò che da secoli ha già conquistato: la realizzazione della propria vita dando un senso alla morte.