Dunque ci può essere un'alternativa alle contrapposte ortodossie rappresentate dall'apparentemente libero comportamento dell'occidente globalizzante e dalla reclusiva società chassidica: l'espressione artistica multietnica ed il riconoscimento del suo valore al di fuori da qualunque tradizione appare come una ventata d'aria fresca in grado di indicare la bellezza anche lontana dalla manifestazione della divinità, dimostrando l'equazione iniziale di Sonia tra bello e buono (contrastata dal marito, che subordinava la bellezza alla bontà divina dei testi, mentre la donna sollecitata ad esprimere i suoi desideri antepone il bello: "Non so. Vorrei qualcosa di bello. Invece la nostra vita è buona, ma non è bella") e cancellare la tristezza sterile dei valori classici, rappresentati dai gioielli trattati dal mercato ufficiale, mentre la libertà conferita dal carattere hobbistico dell'attività di Ramon Garcia produce ammirevoli oggetti degni di ospitare il rubino inseguito dal momento in cui nel regalo infantile assurge a simbolo dell'amore e conseguito come riconoscimento della caparbia ricerca dei propri valori, "camminando con le spalle dritte, come se potesse incrinarsi, ma non rompersi", solamente dopo essersi riconosciuta finalmente nello specchio.
Forse ruffianamente s'insinua nella percezione del finale del film l'ammirazione perché l'eroina non demorde e riesce a non sapere il prezzo della propria libertà, cioè per una volta non è in grado di dare una valutazione di un bene prezioso.