Fronte Popolare per la Liberazione del Saguia el Hamra e Rio de Oro
(POLISARIO)

ESERGO E SITUAZIONE

"Nel 1975 il Marocco invadeva il Sahara Occidentale. I saharawi, che lo abitavano da sempre, furono costretti all'esodo e trovarono rifugio nel deserto algerino. Dopo dieci anni di guerra durissima, l'Onu ha indetto un referendum, che si sarebbe dovuto tenere nel 1992, ma che anno dopo anno è sempre stato rimandato. Mentre il Marocco continua a inviare i suoi coloni nei territori occupati 160.000 Saharawi vivono da vent'anni in campi profughi organizzati nel deserto".
Dopo la realizzazione del film è morto Hassan II, assassino e massimo responsabile dell'invasione, ma il referendum che era stato fissato dall'Onu per il dicembre 1998 non si è ancora tenuto e il Marocco di Mohamed VI non è disposto ad alcuna soluzione diversa da una autonomia di facciata all'interno del regno marocchino; l'Onu non interviene e le liste di aventi diritto al voto al referendum sulla autodeterminazione vengono costantemente messe in discussione per procrastinare il ritorno dei pescatori al loro mare, che rimarrà una chimera, come insegna la lezione della maestra all'inizio del film.

Il cessate il fuoco rimarrà in vigore fino al 31 ottobre, ma la posizione intransigente del Marocco non lascia adito a dubbi: la guerra a bassa intensità divamperà nuovamente con gravi perdite da entrambe le parti, poiché il Polisario non può accettare un protettorato marocchino, nonostante le sue genti rimaste nelle proprie terre abbiano già difficoltà a integrarsi con i profughi che si sono dati strutture nuove e democratiche, con le donne protagoniste. Emblematico il fatto che i prigionieri liberati unilateralmente dal Polisario non siano stati accolti dal Marocco, perché sarebbe stato come accettare l'esistenza del problema delle "Province meridionali"; così si somma il dramma dei militari marocchini costretti a combattere per una terra che non è la loro, subire la prigionia e venire anche dichiarati disertori.
Nel documentario una lunga sequenza è dedicata all'intervista di alcuni prigionieri e le loro considerazioni li mostrano come vittime, che ora lavorano nei campi profughi e sono trattati umanamente, sicuramente meglio dei campi di tortura e di desaparecion di Tazmamaret e Khalat-M'Gouna.