È...UN APOLOGO SULLA MUTEVOLEZZA DELLA PERCEZIONE DEGLI EVENTI
¨Credo di aver voluto dire che la realtà stessa non esiste. Al cinema il realismo assomiglia soltanto alla realtà, ma non è la realtà [...] Significa che io vado correggendo da me le realtà create da Dio¨. (Intervista rilasciata a Film International, autunno 1995).
Questo film narra dell´evoluzione di un uomo attraverso il cambiamento della sua stessa natura, dovuta forse alla diversa percezione degli eventi in momenti storici differenti.
Ciò può avvenire soltanto nel caso il protagonista non sia rimasto arroccato sulle sue antiche convinzioni: in questo caso il regista è a tal punto sicuro di non rinnegare nulla del suo passato, né di rimpiangere alcuna delle sue scelte, che può permettersi di rievocare un momento che l´aveva portato in carcere a diciassette anni per la sua militanza contro il regime dello Scià.
Pur non venendo meno alle proprie convinzioni, considerando giuste le azioni del se stesso adolescente e, senza contraddizione, altrettanto valide le sue attuali idee di regista quarantenne spesso censurato da un regime che ha contribuito ad instaurare, e mantenendo la sostanziale innocenza del proprio personaggio, è lui stesso a rendersi conto che la patina prodotta dai vent´anni trascorsi non ha solo attenuato le passioni, ma ha anche falsato la percezione di quel ricordo.
Gli interpreti sono scelti da lui, però non rispecchiano la tipologia di caratteri, che emergerebbe dal racconto verbale ancorato alle parole di vent´anni prima e neanche all´immagine che ha di sé il poliziotto (il film però non svela che non è lo stesso uomo di allora, ma un attore, che non voleva più fare parti da cattivo. Ed invece il regista nella sua perfidia lo costringe a interpretare lo sbirro). Dunque si va a scrivere una nuova storia di ricostruzioni, rinfrescate dall´evolversi autonomo del film; infatti all´appuntamento dell´attimo fatale del titolo si giunge da strade narrative divergenti, sapientemente intrecciate nella rappresentazione filmica dal reinserimento di una sequenza già montata, alla quale si giunge attraverso punti di vista diversi, proprio questo processo segnala la differente percezione di uno stesso fatto nella realtà di allora e nel suo attuale ricordo altrettanto reale.
¨Ovviamente non bisogna parlare di realtà vera. Si tratta di un reale a modo mio¨ (Mohsen Makhmalbaf, Alberto Barbera e Umberto Mosca a cura di, Lindau, Torino, 1996).