La madre, macchietta quasi autistica: privazione di sguardo

Sequenza hard estranea al mondo dei filmini: stigmatizza il rapporto lesbico di Nina o sottolinea le differenze con il lavoro?-

Vengo da te, stanotte

È lei la vera donna malata, oscena, autistica; spenta, perché senza sguardo. Però risulta talmente palese il suo ruolo di immagine in negativo della gamma infinita di osservazioni soggettive e oggettive di Nina (raddoppiate dallo specchio degli sguardi che sono i suoi occhi, i quali rimandano all'osservatore l'immagine del voyeur che dimostra di essere), che diventa quasi una macchietta esagerata. E quella sua assenza di sguardo soprattutto sulla figlia diventa il ritratto dei benpensanti che non possono accettare una simile distanza dal comune senso del pudore e lo negano, lo censurano: non esiste e dunque anziché ascoltare l'angoscia o l'indignazione della figlia preferisce rivolgere il proprio sguardo ai vasi di fiori. Creare un deuteragonista forte potrebbe essere una buona intenzione, ma a tal punto smaccata da risultare fastidiosa in quanto distrae dalla forte tensione presente nella costruzone delle altre sequenze e poi inficiata da implicazioni psicanalitiche diventa fuori luogo, rischiando di esorbitare la quantità di temi trattabili.




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