Io, da bimbo, temevo che lo specchio
Mi mostrasse un altro volto o una cieca
Maschera impersonale che occultasse
Qualcosa senza dubbio atroce. Inoltre
Che il silenzioso tempo dello specchio
Deviasse dal percorso quotidiano.
Delle ore dell´uomo ed ospitasse.
Nel suo vago confine immaginario
Esseri e forme con colori nuovi.
(A nessuno lo dissi; il bimbo è timido.)
Temo adesso che lo specchio nasconda
Il vero volto della mia anima,
Oltraggiata da ombre e da colpe,
Ciò che Dio vede e forse pure gli uomini.
(Storia della Notte, 1977)
Perché perseveri incessante specchio?
Perché duplichi, misterioso fratello,
Il minimo gesto della mia mano?
Perché nell´ombra il subito riflesso?
Sei l´altro io di cui parla il greco
E da sempre mi guati. Nel lindore
Dell´acqua incerta o del cristallo immoto
Tu mi cerchi ed è inutile essere cieco.
Il fatto di non vederti e, tuttavia, di saperti
Aggiunge orrore a te, magìa che osi
Moltiplicar la cifra delle cose
Che siamo e che ci accerchiano il destino.
Quando sarÚ morto, copierai un altro
E quindi un altro, un altro, un altro, un altro ...
(La Rosa Profonda, 1975)