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23/8/2002
Ricordo di Bartolomeo Vanzetti e Nicola Sacco

A 75 anni dalla sentenza infame, ci autodenunciamo a fianco dei siti "innocui", che Panorama associa con titolazione sconcia alle BR
Sacco e Vanzetti

Nel 1971 avevo undici anni, il padre del mio migliore amico era anarchico, operaio in fonderia, e ci aveva segnalato un film. Lo davano all’Apollo, al fondo di via Verolengo; per raggiungere la sala dovevamo costeggiare il muro delle Ferriere di via Borgaro e poi respirare l’aria pesante delle industrie: le case popolari che fiancheggiavamo al ritorno ci sembreranno far parte della prima sequenza, anche i colori grigi potevano confondersi con il bianco e nero della sequenza. Propedeutico, benché fosse l’aria che respiravamo quotidianamente, insieme alla tensione sociale; Franco Serantini stava preparandosi a subire il pestaggio assassino della polizia nel maggio successivo, anticipando di trent’anni Carlo Giuliani (almeno per lui non si sono realizzati siti di solidarietà al “coraggioso” carabiniere Mario Placanica: http://www.marioplacanica.it/). Il Movimento in Usa era intanto riuscito a far breccia nel senso di colpa per il duplice omicidio di Bartolomeo Sacco e Nicola Vanzetti, regolato dal criterio della paura che periodicamente attanaglia il capitalismo, scatenando epigoni del fascismo: il connubio emigrati sans papier/artigiani anarchici (un calzolaio e un pescivendolo) aveva scatenato la campagna di odio in cui sono esperti i mezzi di informazione, che sbattono cinque turisti in prima pagina, scaraventandoveli direttamente da San Petronio: terroristi, come un altro film con Volonté, dell’anno dopo: Sbatti il mostro in prima pagina, di Bellocchio. Avrebbero potuto finire sulla sedia elettrica, se la legge Bossi-Fini fosse già in vigore: 4 marocchini, diversi, sospetti…, come Nick e Bart

Sacco e Vanzetti - PosterNel 1971 non sapevamo nulla dei due protagonisti, ma il padre di Sergio accennò in breve a una storia di persecuzione politica il cui epilogo culminò l’anno in cui lui nasceva, fu allora molto convincente: decidemmo di andarci, per la prima volta senza sorveglianza di adulti. Liberi. Conoscevamo ancora poco della storia dell’anarchia, ma quel corpo che vola giù da una finestra del commissariato – anche in noi, figli di un quartiere operaio – a quel tempo non poteva non richiamare alla memoria il “malore attivo” descritto da un giovane magistrato milanese. E come avviene nel film, anche adesso che ascolto Fahrenheit su radiotre –  destinata a una purga biblica – e cerco di richiamare alla memoria quei fotogrammi che non credo di aver mai più visto, mi sembra si inneschino serie di flash-back che spiegano la paura di Kowalski di infiltrati in liste di movimento, che vaneggiano come solo gli sbirri provocatori potrebbero; e altre immagini affiorano a inanellare le infinite calunnie della stampa, come l’ultima demenziale sortita di Panorama (a proposito: e noi? Perché Expanded Cinemah non compare nelle liste di proscrizione? Pretendiamo le scuse di Rossella e l’immediato inserimento del nostro sito tra quelli considerati sovversivi - o dobbiamo rivolgerci direttamente ai carabinieri, per ottenere la pubblicazione sul magazine del sig. Berlusconi?), incapace di capire la differenza tra il tentativo di rappresentare una coscienza storica attraverso una sana opera di controinformazione che mira a uscire da una situazione di giustizia parziale e creata ad personam usando i sistemi dello scambio di opinioni e la vendetta violenta, distante da qualunque sentimento, incapace di muovere a quella simpatia, che rimane inalterata a distanza di trent’anni dalle riprese del film di Giuliano Montaldo. Perché già allora le “avangardie” erano dipinte come ideologici settori violenti, perché già allora Montaldo fu attaccato da una testata collusa con il potere (“il Tempo”) – e dopo la riabilitazione dei due condannati ingiustamente non fece ammenda, come probabilmente non farà Panorama –, perché già nel dicembre del 1970 si era tentato il golpe Borghese (ora riuscito per via elettorale), nasceva la "razza padrona", le corporazioni dei commercianti, l'economia assistita, i poteri dentro le regioni e nei comuni, le grandi lobby e l'economia sommersa. I fondi neri e i “neri” di Ciccio Franco. Perché un forte sindacalismo di base era l’unico apparente baluardo alla deriva di destra, l’unità dell’Flm produceva qualche conquista… È stato l’ultimo cambio epocale: e in quella vacanza di valori, in quel venir meno delle proposte tradizionali, nell’assenza di idealità tanto simile all’interesse unico attuale (che poi è l’interesse di un’oligarchia in conflitto con quello di tutti gli altri) l’accorato monologo di Volonté-Vanzetti fece breccia nel bambino-spettatore incantato al cinema: la vicenda dei due emigrati italiani assassinati sulla sedia elettrica dagli antenati di Bush instillò il germe dell’anarchia nella mente del giovane non ancora redattore di Cinemah.

E ora Panorama può aggiungere una testata alla lista, che sta creando un po’ la sindrome dell’accerchiamento presso i compagni: si taccia giustamente di regime e di stampa asservita il comportamento della destra e dei suoi scagnozzi, ma questo potrebbe valere per qualunque forma di potere, che è sempre e comunque un regime; il vero sintomo di svolta autoritaria è il meccanismo di autocensura che scatta quando si avvertono attacchi pericolosi per il singolo estensore di articoli, bordate contro la libera espressione, come in questo caso. Il pericolo non è tanto – o meglio non solo – nel fatto che si possa pensare di censurare le notizie, o di stigmatizzare certe testate per indicare al potere giudiziario chi colpire, è ben peggio farsi sempre più cauti fino a censurarsi preventivamente.

Perciò noi attraverso Bartolomeo Vanzetti ci autodenunciamo come sito collaterale a quelli beceramente messi sotto tiro da Panorama, perché tutti noi e il film di Montaldo rivendichiamo diritti che il potere vuole sottrarre, imponendo la società dei diversi, negando la redistribuzione: una nuova versione ancora più feroce di quel capitalismo che nel 1927 uccise due emigrati, nel 1971 ammazzò di botte il sardo Serantini, ventene figlio di nessuno e adesso annega i clandestini (proviamo a sostituire a “italiano”, pronunciato da Volonté, una qualunque nazionalità di migranti…).

“Mi dichiaro innocente. Non ho mai derubato o ucciso nessuno, Ho sempre combattutto lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Una frase, una frase mi torna sempre alla mente: ‘Lei signor Vanzetti è venuto qui nel paese di bengodi per arricchirsi’. Una frase che mi dà allegria: Io non ho mai pensato di arricchire. Non è questa la ragione per cui sto soffrendo e pagando. Sto soffrendo e pagando per colpe che ho effettivamente commesso. Sto soffrendo e pagando perché sono anarchico, e mi sun anarchic. Sono italiano… e io sono italiano. Ma sono così convinto di essere nel giusto, che se voi aveste il potere di ammazzarmi due volte e io per due volte potessi rinascere, rivivrei per fare esattamente le stesse cose che ho fatto”.

(Versione cinematografica, dal film di Giuliano Montaldo, della dichiarazione di B. Vanzetti al termine del suo processo, segue trascrizione della vera dichiarazione trascritta in inglese)

"This is what I say: I would not wish to a dog or to a snake, to the most low or misfortunate creature of the earth --- I would not wish to any of them what I have had to suffer for things that I am not guilty of. But my conviction is that I have suffered for things that I am guilty of. I am suffering because I am a radical and indeed I am a radical; I have suffered because I was an Italian, and indeed I am an Italian; I have suffered more for my family and for my beloved than for myself; but I am so convinced to be right that if you could execute me two times, and if I could be reborn two other times, I would live again to do what I have done already.
I have finished. Thank you."

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